Prostata e il cancro alla prostata lo stesso o no

Tumore alla prostata, come si sconfigge

Cosa fare in caso di prostatite cronica

Il tumore alla prostata è aggressivo e necessita di un trattamento, oppure è poco preoccupante e basta tenerlo sotto controllo? La risposta potrebbe darla il nuovo test delle urine messo a punto dai ricercatori della University of East Anglia e del Norfolk and Norwich University Hospital nel Regno Unito capace di valutare i rischi del tumore e di prevedere quali pazienti hanno bisogno di sottoporsi a terapie e quali no.

Il nuovo strumento diagnostico, attualmente in fase di sperimentazione, si chiama Pur Prostate Urine Risk e potrebbe evitare a molti pazienti a basso rischio il ricorso a invasive biopsie e periodici controlli. Attualmente i pazienti a rischio vengono individuati raccogliendo i dati di più esami: test del Psa, palpazione manuale, risonanza magnetica, biopsia.

Ma questi sistemi diagnostici non sono sempre in grado di fare previsioni affidabili. Per esempio, il 75 per cento degli uomini con un Psa elevato ha una biopsia negativa e il 15 per cento dei pazienti con valori del Psa nella norma sviluppa invece un tumore che nel 15 per cento dei casi si rivela aggressivo.

Il vantaggio per i pazienti è quello di evitare precipitosi interventi che potrebbero avere conseguenze gravi, lo svantaggio è di non potersi mai liberare di un peso che inevitabilmente finisce per condizionare la qualità di vita. Il test delle urine quindi è capace di indicare in modo non invasivo se un paziente è affetto da tumore e se deve sottoporsi a un trattamento oppure no. Non finisce qui: il test Pur valuta la progressione della malattia con un anticipo di cinque anni rispetto ai metodi diagnostici standard.

Attualmente i test diagnostici per il cancro alla prostata sono troppo aspecifici per riuscire a differenziare i pazienti senza cancro alla prostata, da quelli con malattia a basso rischio con poche probabilità di peggioramento e da quelli con un malattia che invece richiede un intervento.

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E che per favorire il tumore subiscono una trasformazione inattesa: tornano allo stadio staminale. È stato scoperto il perfetto piano di invasione dei gliomi. Le cellule cancerose si connettono alla rete neurale deviando a loro favore i segnali elettrici e assicurandosi la sopravvivenza.

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